Comune di Tito

Il paese

La Casermetta

casermetta foto rifugio

Il rifugio "La casermetta" ricade nel perimetro del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano, Val d'Agri-Lagonegrese, è un sito polivalente totalmente immerso nel verde in grado di ospitare ed intrattenere sia i più grandi sia i più piccoli.
Vi è un parco giochi dotato dei più classici divertimenti per bambini, altalene, giochi a molla... Nel vasto pianoro centrale vi sono varie strutture in grado di offrire gratuitamente ospitalità sia all'aperto, con tavoli, panche e numerosi punti barbecue, sia al coperto con gazebo in muratura. Per chi ama le attività all'aperto sono stati predisposti numerosi sentieri, tutti percorribili, sia escursionistici per gli amanti della natura e della botanica, sia per il fitness per quanti desiderano fare sport circondati dall'aria pura.

Ogni percorso è comunque dotato di appropriata segnaletica di orientamento e identificazione botanica per conoscere meglio le numerose specie vegetali che popolano il territorio; a tal proposito è stata ideata questa applicazione mobile che rende fruibile tale informazioni anche a persone con svantaggi motori o sensoriali. Nelle immediate vicinanze si erge la Torre di Satriano che si distacca nettamente dal paesaggio montuoso e collinare che la circonda connotando l'orizzonte di un'area vastissima della Basilicata centrale, è un sito di straordinaria rilevanza poiché consente di tracciare un percorso storico di lunga durata che va dalla media età del bronzo fino al basso Medioevo.

La Casermetta è adesso una delle prime eco aree pic-nic d'Italia.
» Vai al sito della eco-area La Casermetta e prenota un tavolo

L'app "La Casermetta" per esplorare l'orto botanico
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Lo stemma

stemma taurisanoD'azzurro ad un T d'oro (che l'iniziale del nome) accostato da due stelle d'argento e sormontato da un sole parimenti d'oro... meno il campo ch'è... color di rosa. Aggiunge il motto: «Post Nebula Phoebus» forse alludente a disastri sofferti da essa, che poi fu riedificata con sorte migliore.
C. G. Gattini, Delle Armi de' Comuni della Provincia di Basilicata

Stemma in ferro battuto presente nel palazzo comunale.
Oggi è possibile ammirare uno stemma interamente in ferro esposto nella sede del Comune di Tito. Lo stemma è stato realizzato dal titese Rocco Taurisano, classe 1936, nel 2013, ed è stato donato alla cittadinanza titese nel 2014.
Rocco Taurisano ha cominciato sin da adolescente a lavorare il ferro: prima al seguito di suo fratello maggiore, successivamente presso una bottega di Avigliano, poi a Potenza e, ancora, in Svizzera dove ha vissuto per 11 anni  fino al ritorno in Italia, a Tito, nel 1973. Dal 1997, anno del pensionamento, lavora il ferro solo per passione.
Il pannello portante, largo 1100 mm ed alto 1450 mm, è realizzato in ferro battuto. Anche ciascuno degli elementi caratteristici dello stemma su di esso allocati (il sole con i suoi raggi, le foglie di alloro e di quercia, la corona e la "T" di Tito) sono stati realizzati interamente in ferro martellato a mano.
L'opera ha richiesto circa 150 ore di lavoro. Una curiosità: per ognuna delle 13 foglie di quercia sono stati necessari ben 150 colpi di martello!

doc Delibera n. 75 accettazione donazione

foto di Giuseppe Catone

Dati popolazione

Dati provvisori censimento popolazione 2011.

Popolazione residente: 7.189
maschi: 3.585
femmine: 3.604
numero famiglie: 2.666
popolazione residente in famiglia: 7.184
numero medio componenti per famiglia: 2,7
residenti in convivenza: 5

Abitazioni: 3.101
Altri tipi di alloggio occupati da residenti: 62


xls Dati popolazione Comuni della Basilicata (formato excel)

Personaggi Storici

Francesca Cafarelli De' Carolis

Patriota. Pur essendo nata a San Marco in Lamis (Foggia) forse nel 1755, è da considerarsi una titese illustre per aver sposato, probabilmente nel 1774, Scipione Cafarelli, esponente di una nobile famiglia del paese. L'eroica donna, madre di sette figli, abbracciò con la sua fami­glia le idee rivoluzionarie antiborboniche, par­tecipando nel marzo del 1799 ad innalzare, nella piazza di Tito, "l'albero della libertà". Il suo credo politico ne decretò una fine orribile: dopo essere stata barbaramente torturata, finì con l'essere giustiziata in piazza, mentre gridava "Viva la repubblica, viva la libertà!". All'eroina è stata intitolata una strada e anche la scuola elementare del paese.

Andrea Federici

Giureconsulto. Discendente da nobile famiglia, visse negli ultimi anni del Settecento, svolgendo attività forense soprattutto a Napoli. Scrisse molti libri di diritto.

Frate Giovanbattista da Tito

Religioso. Visse nel XVIII secolo.

Frate Matteo da Tito

Francescano. Fu frate laico e terziario e visse in epoca barocca, morendo il 30 luglio del 1664 in concetto di santità nel monastero potentino di Santa Maria.

Giuseppe Messina

Giureconsulto e magistrato vissuto nel XIX secolo. Da Tito ben presto si trasferì a Napoli per intraprendere gli studi giuridici. Dopo la laurea in Giurisprudenza intraprese la carriera giudi­ziaria, arrivando a ricoprire prestigiosi incarichi in tutto il Mezzogiorno. Fu infatti giudice regio, presidente di tribunale e consigliere della Corte d'appello in Campania, Basilicata, Sicilia. Fu anche insegnante e scrisse in materia giuridica pubblicando un "Trattato delle prove giudizia­rie in materia civile e commerciale" ed "Elementi di diritto civile secondo il codice italiano", opera rimasta incompiuta. È sepolto nella cripta della cappella campana della Congrega dei Nobili della Vita di San Potito.

Don Giuseppe Spera

Religioso. Nacque il 12 agosto 1835 da Raffaele e Caterina Salvia. La sua era una famiglia nobile di Tito che per la prima istruzione letteraria lo mandò a Napoli e poi nel capoluogo Potenza. Iniziò gli studi religiosi a Salerno, nel seminario diocesano, terminandoli nel seminario di Potenza dove fu ordinato sacerdote. Tornato a Napoli per ultimare gli studi universitari, fu costretto a riparare in paese in seguito ai moti carbonari del 1860. Sono di quegli anni molte opere letterarie che furono pubblicate, tra le quali è da menzionare il poema eroico "Il conte Verdi di Savoia" che gli valse la nomina a Cavaliere della Corona d'Italia. I suoi scritti lo portarono, inoltre, a essere membro di varie accademie italiane del tempo. Insegnò Lettere italiane e latine presso il semi­nario potentino e Letteratura italiana a Cava dei Tirreni, nel Liceo classico della badia benedetti­na. Fino agli inizi del secolo scorso insegnò anche presso la badia benedettina di Monte-cassino.

Percorso storico-religioso

Chiesa di San Laviero (Matrice)
L'edificazione della vetusta Matrice, come si evince da una pietra che è posta sulla facciata della diruta costruzione, risale al 1465. Più volte ricostruita in seguito ai crolli dovuti ai numero­sissimi terremoti avvenuti nel corso dei secoli, la chiesa è stata quasi rasa al suolo dal sisma del 1980.
Non ancora completamente riedificata, oggi si presenta con una facciata colorata in giallo e un tetto a capanna sul quale svetta un piccolo crocifisso. Vi si accede da un portale con arco a tutto sesto chiuso a vetri. Lateralmente conser­va una delle navate dell'edificio originario che era a pianta latina.

Cappella di San Vito

Ricostruita dopo il 1980, è una struttura non molto ampia, di colore grigio e bianco. Vi si accede da un portale avanzato rispetto alla fac­ciata. L'interno conserva un antico simulacro del santo titolare della chiesa, databile alla fine del '700.
Al di sotto dell'edificio sacro è posto l'Auditorium San Vito.

Chiesetta dell'Annunziata (o B.V. del Rosario di Pompei)

È un tempio con tetto a capanna diviso in due ordini. Sul portale rettangolare, incorniciato da mattoncini rossi, si apre un finestrone ad arco chiuso a vetri, a sua volta sormontato da un pic colo campanile a vela. L'interno si presenta a unica navata. L'altare è in marmo policromo. Ai lati due tele piccole di San Giuseppe e San Luigi, opera di un devoto milanese che realizzò anche una tela raffigurante la Madonna di Pompei. Tutte le opere sono moderne, risalgono infatti agli anni '50 del Novecento. Chiesetta della Madonna delle Grazie Ricostruita, a unica navata, sorge in rione Giostra. L'altare a muro è stato distrutto, oggi è in legno e poggia su un piedistallo che ha due gradini in pietra. L'interno custodisce un croci­fisso del Settecento, una Santa Filomena (XIX secolo), una Santa Lucia (fine Seicento), un Sant'Antonio Abate di fine Ottocento e una sta­tua lignea della Madonna delle Grazie. Cappella dell'Immacolata Concezione di Maria (ex cappella della stazione) Il piccolo edificio sacro dedicato all'Immacolata Concezione di Maria sorge nei pressi della sta­zione ferroviaria di Tito Scalo e fu costruito nel 1939 inizialmente con fondi e sul terreno del sacerdote Francesco Laurenzana. Riedificato completamente in seguito al terremoto del 1980, oggi è una moderna costruzione a unica navata che è diventata punto di riferimento dell'intera area. Una mensa di gusto semplice è sormonta­ta da un crocifisso.

Cappella del Monte Carmine

Piccolo tempio di campagna con tetto a capan­na. Ospita la Madonna che viene qui trasporta­ta a maggio dai fedeli e che l'8 settembre viene riportata in paese per essere riposta nella casa canonica.

Chiesetta dei Martiri

Sorge immediatamente fuori dell'abitato, a circa 1 km dal paese. Conservava le reliquie dei santi martiri Primo, Sonzio e Valentino, oggi custodi­te nella canonica. Chiesetta del Calvario.
Davanti a questa cappella un devoto pose 3 croci. L'edificio sacro sorge nel rione omonimo. A unica navata e pianta rettangolare, ha tra gli arredi sacri un crocifisso ottocentesco e un San Biagio coevo. Casa Canonica in via Notar Gallotto, la casa canonica custodi­sce le statue della Madonna del Carmine, di San Laviero, di San Donato, di Sant'Emidio e poi piccole statue di epoca diversa, tutte provenienti da chiese distrutte dal terremoto.

Monumento ai Caduti

Sorge in piazza del Seggio a memoria di quanti si immolarono per la patria durante i due gran­di conflitti. Su un basamento di marmo qua­drangolare, recintato da una piccola ringhiera in ferro battuto, è inciso il nome dei caduti. In cima, un fante giace morto ai piedi di una figu­ra femminile protesa verso di lui.

Palazzo Spera

È un'imponente costruzione su due livelli di fabbrica. Vi si accede da un portale con arco a tutto sesto poggiante su piedritti e chiuso, nella chiave di volta, da un motivo ornamentale sor­montato dallo stemma gentilizio. Al piano nobi­le si aprono una serie di balconi con ringhiere in ferro battuto dal gusto semplice.

Palazzo Postiglione

L'antica dimora nobiliare conserva un bel por­tale ad arco con bugne rettangolari e quadrate alternate, finemente cesellate con motivi orna­mentali. La composizione dell'arco è chiusa, nella chiave di volta, dallo stemma nobiliare dei Postiglione.

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