Comune di Tito

La Torre

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La collina di Satriano-Percorrendo la Statale 95, che da Tito porta a Brienza, e oltrepassato, al Km 23,3 il varco di Pietrafesa, a mt 855, si scende tortuosamente nel bacino del Melandro che qui offre scorci suggestivi. Rasentando le pendici della Serra di S. Vito, in alto a sinistra si scorge la torre di Satriano che, da un'altezza di 956 metri, visibile per vari chilometri da più punti, domina tutto il territorio.

Il sito, raggiungibile in macchina fino ad un certo punto, e poi a piedi, presenta i resti della torre quadrata edificata dai Normanni nel XII secolo, ruderi di mura e di un' antica basilica dedicata a S. Stefano protomartire. E' ciò che resta dell'antica Satrianum, roccaforte longobarda sorta su un sito dalla complessa storiografia, successivamente contea normanna e sede vescovile, rasa al suolo definitivamente nel 1420 circa ad opera di Giovanna II.

La collina di Satriano è uno dei luoghi simbolo della storia della Lucania antica, poiché presenta un'articolata stratificazione archeologica che va dall'età del ferro al Medio Evo. Gli scavi hanno portato alla luce reperti che attestano l'esistenza di influenze elleniche, come ceramiche a tre colori e suppellettili verniciate in nero. Individuate, inoltre, una Acropoli e varie necropoli, nonché, lungo il pendio sud-occidentale della collina, in un'area ricca di acque sorgive, i resti di un'imponente fortificazione e di un santuario (databile tra il IV e il III sec. a.C.) dedicato ad una divinità maschile guerriera.

Il Santuario presenta un'architettura molto complessa: un muro a delimitazione dello spazio sacro, in cui si trovava il tempietto a pianta quadrangolare della divinità, una sala da banchetto, uno spazio per il culto, un portico. Molti dei reperti ritrovati nelle varie campagne di scavo si possono ammirare nel Museo Archeologico “Satriano le Origini”, a Satriano, in Via De Gregorio.
Della Satrianum dell'età del ferro sappiamo che fu una città fiorente, grazie alla sua posizione strategica.

Posta su una delle vette nord-sud più alte di questa parte del Meridione, si presenta come crocevia tra la costa tirrenica e il Golfo di Taranto: ad Ovest, infatti, il valico verso Brienza la collega al Vallo di Diano; la valle del Melandro favorisce le relazioni con la Campania e, infine, facili collegamenti con Potenza l'avvicinano alla valle del Basento e, quindi, alla costa ionica. Per questo motivo alcuni hanno avvicinato l'antica Satrianum all'altra, sola, comunità italiana dell'età del ferro la cui storia ci è stata dettagliatamente tramandata, Roma.

Entrambe, infatti, nascono come stazioni di vitale importanza su vie di comunicazione. Distrutta nel 330 a.C. da Alessandro il Molosso, zio di Alessandro Magno, che sull'acropolis fece in seguito costruire una fortezza, Satrianum fu espugnata dai Romani nel 30 sec. a.C. Risulta essere sede vescovile già nell'878: qui si conservavano le reliquie di S. Laverio, ucciso durante le persecuzioni di Diocleziano.

La sua definitiva rovina avviene nel 1420, quando è rasa al suolo per volere di Giovanna II, e mai più ricostruita. I suoi abitanti si dispersero nei paesi vicini di Pietrafixa (oggi Satriano) e Tito, e del suo glorioso passato non rimasero che il nome, i resti che ancor oggi possiamo visitare e i racconti a metà tra la realtà e la fantasia circa la sua distruzione  

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